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Domenica, 07 Settembre 2008
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20/06/2008 - BANDO PER IL SERVIZIO CIVILE
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29/05/2008 - NOVITA' NORMATIVA I.C.I.
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IL COMUNE

estate a savingone1


Savignone, la perla dell'appennino ligure.  Città giardino, villette elegantissime. Così veniva definita Savignone nelle vecchie pagine pubblicitarie dell'edizione 1927 della guida Landolina, nella quale non si mancava di precisare posizione incantevole, eminente. Frequentatissima nella stagione estiva.

(veduta panoramica)


A distanza di oltre settant'anni, Savignone non ha perso la sua fisionomia di capitale turistica della valle, godendo di una posizione di privilegio sugli altri paesi, essendo stata costruita su di una gigantesca frana staccatasi in epoche remote dal Monte Pianetto, che ha spianato il territorio su cui sorse il primo nucleo del paese. Attualmente il territorio del Comune si divide in quattro frazioni: Savignone centro,  San Bartolomeo, Vaccarezza ed Isorelle. Le origini del paese sono quindi particolarmente antiche, come è testimoniato dal ritrovamento di materiale ceramico, oggi custodito nel Museo Archeologico di San Bartolomeo, datato all'età del Bronzo Medio (XIV secolo a.C., presso la frazione di Renesso) da due tombe del IV secolo a.C., in località Camiaschetta, e da un villaggio ligure-romano, che prende il nome dal luogo di rinvenimento, Refundòu.
Qui sono state individuate costruzioni in legno rettangolari, che appoggiavano su fondazioni in pietra, con tetti ricoperti di paglia. Il periodo della decadenza dell'Impero Romano si saldò a Savignone col regno barbarico di Liutprando, che nel 725, secondo la tradizione venne nel paese ad accogliere le spoglie mortali di Sant'Agostino, per trasferirle a Pavia. Il corteo funebre passato da Sampierdarena lungo la Valpolcevera, salito al colle della Vittoria e disceso su San Bartolomeo, fu collocato a Savignone nella primitiva chiesa, sorta sul vicus romano dopo la diffusione del Cristianesimo. Si racconta che, al momento di riprendere il viaggio, le reliquie non si poterono smuovere. Fu allora che re Liutprando promise un terreno su cui erigere un monastero alle dipendenze di San Pietro in Ciel D'Oro di Pavia. Il corteo poté riprendere il viaggio verso la pianura ed a Savignone, nel luogo che la tradizione da allora iniziò a chiamare San Sarvòu, sorse una cella monastica, mentre le chiesa locale, in memoria del grande avvenimento, assunse il titolo di San Pietro. Anche in questo caso la realtà storica si maschera alla leggenda, ma alla donazione di Liutprando fanno riferimento annali anteriori al Mille e ad essi aggiunge credibilità la scoperta delle fondazioni del convento benedettino di San Salvatore. Tra i fatti descritti e la costruzione del castello nel 1207 corre un discreto lasso di tempo, ma a Savignone l'età barbarica e l'età feudale si saldano proprio in quei ruderi sullo sperone di roccia che sovrasta il paese.


(il Castello dei Fieschi)

Nel X e XI secolo, il territorio venne ad integrarsi nella giurisdizione di ricche e potenti  famiglie, a cui subentrarono negli anni i vescovi di Tortona, conferiti di autorità temporale da re Ottone I.  Al contempo, al potere temporale esercitato dalla Chiesa tortonese sul territorio si affiancò anche quello dei marchesi di Gavi, che a loro volta infeudarono i Signori di Savignone. Il gioco dinastico ed altre vicende politiche determinarono, entro le prime decadi del XIII secolo, lo sfaldamento di queste dominazioni, delle quali era già precaria l'intera struttura territoriale. Verso la metà del XIII secolo, i Fieschi acquisirono Savignone, o parte di esso, da un consortile di signori locali, in un periodo particolarmente favorevole alla famiglia, poiché godeva dell'appoggio di papa Innocenzo IV e del cardinale Ottobono. Non si conosce esattamente la data dell'acquisto, in ogni modo essa dovette avvenire certamente prima del 1252.
Per lungo tempo, i Fieschi esercitarono pieno potere sul territorio, bandendovi leggi e statuti a seconda delle circostanze e dei tempi e godendo di un'autonomia politica totale. Infatti, la signoria di Savignone, che "de jure" dipendeva dall'impero, di fatto fu, per oltre cinque secoli, governata dai condomini Fieschi con poteri praticamente illimitati, rimanendo per quanto più possibile indipendente dalle potenze confinanti. Infatti, l'imperatore interveniva raramente e solo in circostanze che potevano rappresentare dei vantaggi per la sua politica generale. Il primo dicembre 1495 l'imperatore Massimiliano I  concesse a Gian Luigi Fieschi il Vecchio l'investitura sul feudo, rinnovata nel 1548 dall'imperatore Carlo V a Ettore Fieschi Seniore.


(Palazzo Crosa di Vergagni)

Pervenute quasi tutte le porzioni del feudo di Savignone nella discendenza di Ettore Fieschi Seniore, si arrivò, il 16 aprile 1678, alla divisione della giurisdizione tra i suoi due pronipoti Innocenzo e Girolamo Fieschi. I due fratelli, consignori contemporaneamente del feudo di Savignone e della Croce e compartecipi di Mongiardino, decisero di dividere le tre giurisdizioni "solamente per troncare le discordie che la possessione in comune faceva nascere". L'atto fu rogato nel palazzo comitale di Savignone dal notaio Pier Giuseppe Tagliavacca e sancì l'assegnazione al conte Innocenzo Fieschi del feudo della Croce e sue appartenenze, a Girolamo Fieschi del borgo e castello di Savignone, con ville già appartenenti al feudo, mentre il feudo di Mongiardino toccò in dote alla contessa Tomasina Spinola, loro madre. In seguito, il conte Girolamo Fieschi comprò nel 1685 alcune porzioni feudali chiamate  Frasinello, Chiappe e Senarega.  Con questo acquisto il feudo assunse la configurazione territoriale, che manterrà per tutto il XVIII secolo, estendendosi sul territorio di 12 parrocchie. Proclamata, nel 1797, l'abolizione dei feudi imperiali, Savignone fu aggregato nel nuovo distretto dei Monti Liguri Occidentali ed Orientali. Il possesso dei beni patrimoniali e del castello rimase ai Fieschi, nella discendenza di Agostino Innocenzo. La famiglia si estinse quando, il 27 luglio 1827, morì il conte, padre dell'unica erede, Carlotta Fieschi, che sposò Nicolò Crosa di Vergagni. La famiglia Crosa di Vergagni escluse per sempre il nome dei Fieschi dai possedimenti di Savignone, diventando unica proprietaria dei beni posseduti, da tempo illimitato, dagli antichi feudatari


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